Vincere “o non vincere” insieme è bello

Al ritorno della trasferta di Prato, dove il Lagarina Crus Team ha aggiunto valore alla propria attività, mi chiedo: cosa portiamo a casa oltre la coppa che testimonia la vittoria?

Senza dubbio una grande soddisfazione dovuta tanto agli allenatori per il lavoro assiduo sui campi. Altrettanta dei dirigenti che hanno creduto e dato fiducia a loro e agli atleti. Stessa soddisfazione degli atleti che non hanno lesinato impegno nel prepararsi e nell’esprimersi in gara.

Ma quello che più mi soddisfa e mi gratifica di più è l’unita d’intenti di tutti, atleti e allenatori sul campo di Prato. Già da diverse settimane, direi anche da mesi, si pensava e si parlava fra di noi di quella che poteva essere stata la nostra competizione Top di stagione. Questa manifestazione in settembre ha dato un senso al finale di questa lunga e impegnativa stagione. Si temeva un calo di condizione e di carica mentale. Tutt’altro, si è visto che gli atleti hanno ricaricato bene le pile e si sono espressi molto bene con uno spirito di squadra forse inaspettato.

È appunto questo che mi ha fatto riflettere. È vero che i risultati positivi aiutano a legare i rapporti, ad unirsi in obiettivi comuni, tutte cose che non sempre succedono in questo sport prettamente individuale. In questa occasione si è visto come la squadra è solida negli obiettivi, tanto che già tutti progettano impegno per essere al meglio nei prossimi CDS.

In questi due giorni ho visto scorrere tutta una storia di Crus che dal 1995 completa i CDS Regionali maschili su pista. Prima a fatica, più avanti ma senza eccellere in qualche finale, alcune volte con le femmine e poi questa promozione in A.

Il tutto mi ha ricordato gli anni in cui era la nostra “squadra” Master a presentarsi forte e coesa per combattere i CDS di Cross, strada e Montagna. Il mondo Master come è cambiato. Tanti tipi di gare, Trail, Vertical, Mezze e Supermaratone, corse in montagna, su strada e di paese. Tanta carne al fuoco e tutto per togliere interesse agli obiettivi. Così si incentiva un’attività solo per sé stessi per correre alla giornata. Tante manifestazioni nello stesso tempo che disorientano perfino chi le corre, senza filo conduttore? Pochi (come le “Montagne Trentine”) tengono legati a fatica un certo numero di appassionati ma fino a quando?

E così che si rinuncia all’aspetto positivo della squadra: vincere o perdere insieme, il semplice condividere il pre e il dopo gara. Alzare una coppa e brindare alle vittorie oppure battere le mani a chi ti ha battuto, insieme.

Queste sono state le principali motivazioni che mi hanno stimolato a credere iniziando e continuando con il CRUS 40 anni fa, prorpio con il movimento Master che stava nascendo. Qualcosa è cambiato anche nell’atletica, tanto. Intanto molte più persone corrono, poi che siano solitari e in squadra poco importa, meglio fare da soli che non fare. Però rinunciare a fare e condividere gioie e fatiche assieme…. non c’è prezzo …. che emozione.

Proprio come i giovani che si avvicinano all’atletica sperando di trovar soddisfazione nell’allenarsi insieme ai compagni di squadra, cercando il gruppo. Gioire le vittorie e soffrire le sconfitte non da soli, con l’allenatore, i compagni, lo staff, insieme. Si, questo vedo di cambiato, sono i giovani che cercano il gruppo, ai grandi forse non serve o forse limita la propria libertà.

Cresciamo i giovani praticando sport sperando che continuino anche da Master per mantenere una sana vita in salute.

Claudio Pedri (presidente onorario L.C.T.)